EXPO 2015 – La storia

In attesa di EXPO 2015 vi raccontiamo la sua storia, dal 1851 ad oggi !!!

Esposizione universale (a volte detta anche mondiale) è il nome generico che indica le grandi esposizioni tenutesi fin dalla metà del XIX secolo. Lungo i decenni questo termine è stato associato indiscriminatamente a qualsiasi esposizione di carattere internazionale sebbene l’organismo internazionale che coordina gli eventi di questo genere, il Bureau International des Expositions (tipicamente abbreviato in BIE), definisse una nomenclatura ben precisa.

In tempi moderni comunque l’aggettivo universale viene associato a qualsiasi Expo di categoria superiore (in contrasto con le esposizioni internazionali, più piccole).
Secondo le ultime regole definite dal BIE una Esposizione universale (in Inglese International Registered Exhibition) è caratterizzata da:

Frequenza: ogni 5 anni
Durata massima: 6 mesi
Costruzione dei padiglioni da parte dei partecipanti
Dimensioni dell’area non definite
Tema generale

La scelta di organizzare le Expo maggiori solo una volta ogni cinque anni è stata probabilmente presa per ridurre le spese dei Paesi partecipanti; in effetti si ritiene che l’Australia scelse di non partecipare all’Expo ’98 proprio per questo motivo, forse perché la Expo di Siviglia era troppo vicina nel tempo per giustificare un’altra rappresentanza.
La prima esposizione universale fu l’Esposizione universale di Londra. Venne organizzata nel 1851 al Crystal Palace in Hyde Park ed è conosciuta anche come la Great Exhibition (formalmente Great Exhibition of the Works of Industry of all Nations). Questa manifestazione nacque da una intuizione del Principe Alberto, marito della Regina Vittoria e divenne il riferimento per tutte le successive, influenzando numerosi aspetti della società quali le arti, l’educazione, il commercio e le relazioni internazionali.

La seconda esposizione universale fu l’Esposizione universale di Parigi, che venne accolta dalla Francia come una sfida per superare il grande successo della precedente manifestazione londinese.
L’attrazione principale delle Esposizioni sono i padiglioni nazionali, gestiti dai Paesi partecipanti, che si aggiungono ai padiglioni tematici dell’organizzazione. Storicamente ogni esposizione è stata sempre caratterizzata da particolari strutture, divenute simbolo dell’esposizione, nonché talvolta della città organizzatrice o del Paese organizzatore stesso.
Le strutture espositive di una Esposizione Universale sono normalmente e per la maggior parte temporanee, e vengono smantellate a fine evento. Ciò non succede alle strutture principali (centri congressi, anfiteatri, teatri, padiglioni dei Paesi organizzatori, ecc.) che solitamente sono riutilizzate e riconvertite. Talvolta alcune installazioni sono state mantenute e diventate veri e propri simboli cittadini o nazionali:
A Parigi è la Torre Eiffel, costruita per l’Exposition Universelle di Parigi nel 1889

Tu che strumento suoni?

Tu che strumento suoni?

È la domanda che si sentono rivolgere i candidati durante il colloquio di lavoro per entrare in Manaly. Questo approccio sottolinea come, ancora, la persona sia al centro dell’interesse e dei valori della cooperativa. Il coinvolgimento reale dei soci e la motivazione a lavorare per un progetto comune sono teorie manageriali che in Manaly vengono adottate da sempre. Le persone che stanno bene sono contente di lavorare e lavorano meglio. Questo si trasforma in un vantaggio competitivo che ha permesso di fidelizzare i clienti e di affrontare progetti via via più complessi.

Negli ultimi anni sono state inserite nuove figure professionali specializzate nell’ingegneria, nel design e nella creatività. Tutti hanno creduto, ancora, nella possibilità di reinventarsi il lavoro. La visione del futuro è orientata allo sviluppo attraverso la valorizzazione delle persone e del rispetto per l’ambiente. Sono i temi centrali della contemporaneità, radicati nei valori di Manaly, che segnano la rotta e al tempo stesso consentono la flessibilità del cambiamento.

Dal 2009 una nuova fase di grandi investimenti, tecnici e culturali, stanno accelerando la crescita. La cooperativa ha acquistato il centro lavoro per la falegnameria e rinnovato contemporaneamente il parco macchine; è stato adottato un nuovo sistema informatico voluto dai soci. È partito il Progetto Ambiente, un percorso che porterà a ridurre significativamente l’impatto ambientale che le lavorazioni e lo smaltimento dei rifiuti producono ai danni del territorio; sono azioni impegnative, nelle quali tutti i soci credono.

Porteranno lontano, porteranno avanti, porteranno in alto.

Imprenditoria giovanile: la scelta del regime fiscale

I giovani imprenditori e professionisti che vogliono iniziare un’attività in proprio devono essere ben consapevoli del regime fiscale più conveniente per la propria impresa.
Esistono infatti regimi fiscali agevolati appositamente pensati per i giovani al di sotto di una certa soglia di età o con redditi medio-bassi.

La scelta fondamentale al momento è tra regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (ex regime dei minimi) e del regime delle nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo. Quali sono i requisiti di accesso e i privilegi previsti?

Ex regime dei minimi: come funziona l’imprenditoria in mobilità

Dal 1° gennaio 2012 (art.27 D.L. n. 98/2011) i giovani imprenditori, i disoccupati e i lavoratori in mobilità che intraprendono una nuova attività possono optare per un regime fiscale vantaggioso. Il regime fiscale prevede imposta sostitutiva dell’IRPEF al 5 per cento. Non applicabilità ai proventi a ritenuta di acconto da parte del sostituto di imposta. Il regime agevolato è aperto a chiunque inizia ex novo un’attività dal 31 dicembre 2007 in poi purché nell’anno precedente non abbia incassato compensi superiori a 30.000 euro e non risultava avere dipendenti o collaboratori (anche a progetto), non abbia effettuato cessioni all’esportazione e non abbia erogato utili da partecipazione agli associati con apporto di solo lavoro. Nell’ultimo triennio inoltre non deve aver compiuto acquisti di beni strumentali per un ammontare superiore a 15.000 euro anche mediante contratti di appalto e di locazione, non deve aver esercitato attività artistica, professionale o d’impresa, anche in forma associata o familiare. L’attività in oggetto non deve essere prosecuzione di una precedente. Occorre inoltre essere residente in Italia. Il regime agevolato sopra descritto ha una durata massima di 5 anni a partire dal periodo di imposta dell’attività o fino al compimento dei 35 anni del titolare di partita iva. Una volta chiusa la partita iva agevolata non può essere riaperta con le stesse condizioni.
Regime per le nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo

L’alternativa è il cd “forfettino”, regolato dall’art. 13 L. 388/2000. Esso viene indirizzato a favore di persone fisiche che intraprendono una nuova attività imprenditoriale (anche sotto forma di impresa familiare) e di lavoro autonomo. L’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle relative addizionali regionali e comunali è fissata in misura del 10 per cento. E’ escluso l’assoggettamento a ritenuta di acconto, da parte del sostituto di imposta, dei ricavi e dei compensi riguardanti il reddito oggetto del regime fiscale agevolato. E’ incluso il tutoraggio gratuito da parte di un commercialista dell’Agenzia delle Entrate per gli adempimenti fiscali previsti. Il titolare della partita Iva inoltre ha diritto ad un credito di imposta, per un massimo di 309,89 euro, corrispondente al 40 per cento del prezzo di acquisto di beni strumentali all’attività (computer, modem e stampante) necessari per la connessione con il sistema informativo della stessa Agenzia delle Entrate. Per quanto riguarda requisiti e durata la differenza rispetto a quello precedente è che non va oltre i tre anni.