Progold – Villa La Favorita

Sabato 24 Gennaio, presso Villa La Favorita a Sarego, Progold S.p.A., azienda di Trissino specializzata nella produzione e commercializzazione di leghe e madre leghe per gioielleria, ha presentato in anteprima mondiale il primo service per la stampa 3D di gioielli in materiale prezioso. Noi di Manaly Standeventi abbiamo avuto il piacere di coordinare i lavori di allestimento e logistica.

Service SLM™, questo il nome del nuovo pionieristico servizio, è stato sviluppato da Progold attraverso la collaborazione preziosa con Realizer GmbH, azienda tedesca produttrice della macchina SLM™, Selective Laser Melting, come coronamento di un lavoro di ricerca lungo sei anni per portare questa futuristica tecnologia all’industrializzazione nel settore dei gioielli.

“Si tratta di qualcosa di davvero unico – spiega il CEO di Progold Damiano Zito –. In primis dal punto di vista tecnologico perché abbiamo trovato il modo di stampare in 3D non solo l’Oro, ma anche materiali complessi quali il Titanio e il Platino, riuscendo a produrre dei gioielli raffinatissimi sia per linea che per definizione. In secondo luogo si tratta di un modello di servizio in grado di soddisfare in maniera estremamente personalizzata anche il più esigente dei clienti”.

Attraverso la stampa 3D, grazie alla sua flessibilità per quanto riguarda i tempi di realizzazione e la duttilità della sua lavorazione, si darà modo ai gioiellieri e ai loro designer di sperimentare e stampare nuove soluzioni e forme per i propri gioielli in Oro, Titanio e Platino.

Il service Progold, in questo senso, darà a tutti l’opportunità di accedere a questa innovazione tecnologica e sperimentare questa nuova frontiera del cambiamento senza dover affrontare i grandi costi per l’acquisto in proprio di stampanti e know-how e fornendo al contempo un servizio rapido e flessibile.

Service SLM™ è stato presentato durante un evento tenutosi nella cornice di Villa La Favorita fino a notte inoltrata durante il quale abbiamo assistito a dimostrazioni video di questa tecnologia oltre a vedere i primi prototipi, ovvero gioielli stampati in dimensioni molto maggiori rispetto allo standard che vanno a comporre una sorta di innovativa opera scultorea.

“La gioielleria ha bisogno di evolversi e innovarsi perché il mercato è un flusso dinamico in movimento – conclude Zito -. Oggi, con Progold S.p.A. e il Service SLM™, il settore ha un mezzo per farlo. Siamo molto felici che il made in Italy, che noi rappresentiamo, possa esprimere questo livello di innovazione tecnologica”.

 

Expo 2015, lo stato dei lavori a quattro mesi dallo start.

L’opening dell’Expo è già dietro l’angolo. Pochi mesi ancora per chiudere i cantieri, terminare i padiglioni delle 140 Nazioni ospiti e rodare la macchina organizzativa. Ma a che punto siamo? Il Corriere della Sera fa un check e mette in fila un po’ di dati, relativi proprio ai vari spazi nazionali. Cercando di capire chi si è portato largamente avanti e chi sta ancora impantanato.

Primo posto, per velocità ed efficienza, va al Bahrain, a cui manca solo la piantumazione della palme, attese – direttamente dal Golfo Persico – in primavera. Tanto di cappello all’impresa brianzola Restaura, che ha seguito i lavori. Subito dopo si piazzano padiglione della Repubblica Ceca – affidato all’impresa cecoslovacca Koma Modular – e quello dall’Angola, che ha ingaggiato la milanese Mangiavacchi Pedercini.

Entro fine gennaio dovrebbero avere ultimato i lavori anche Azerbaigian, Israele, Qatar, Principato di Monaco, Germania, Kuwait, Giappone, Svizzera, Oman, Belgio, Kazakistan, Regno Unito, Cile, Vietnam.

In ritardo Lettonia ed Estonia, bloccati da una vicenda giudiziaria legata a due ricorsi, e la Turchia, che dopo una prima adesione si era tirata indietro, salvo poi ripensarci nuovamente. Partirà solo il 15 gennaio l’Olanda, che ha appena approvato il progetto.

Come spiega ancora il Corriere, i cantieri sono tutti improntati all’ecosostenibilità, con una predilezione per materiali ecologici e una sovrabbondanza di legno: 2 mila autotreni di legni sono arrivati a Milano, in questi mesi, tra cipressi, legno nepalese, bambù, legno dei Pirenei, fino al caso dell’Austria che all’interno del suo padiglione ha scelto di ricostruire un vero e proprio bosco.

 

E l’Italia? Il Palazzo destinato allo Stato ospitante è un edificio di 50x50m, distribuito su 4 piani di altezza, per un totale di 12mila mq di superficie. Il bollettino dei lavori, aggiornato a dicembre, dà per ultimate le opere strutturali del corpo architettonico, mentre sono in corso le opere impiantistiche e di finitura. Procedono anche la posa della vela di copertura vetrata e quella delle facciate, anch’essi a vetri, mentre è appena iniziata la fase del rivestimento esterno “ramificato”. Basso impatto ambientale anche in questo caso, con tecnologie che puntano su risorse rinnovabili, tra impianti solari e fotovoltaici.

Migliaia gli operai a lavoro su tutta l’area – per l’80% assunti da imprese italiane – a dimostrazione di quanto il maxi evento milanese, già dalla fase di preparazione, stia producendo lavoro, economie e indotto. Intanto, a 117 giorni dall’inaugurazione, sono stati già venduti 7,2 milioni di biglietti. La migliore risposta per chi, sull’onda del populismo, si augurava che dopo gli scandali sugli appalti truccati Expo 2015 venisse cancellato. Autolesionismi demagogici, a cui rispondere in un solo modo: lavorando. E accelerando.